Indice

Introduzione

I. Il tempo di Constantitno

II. Teodosio

III. Dopo il 425

IV. Ultime parole

V. Bibliografia

Introduzione

L’instaurazione della scansione cristiana del tempo sociale, politico e religioso, durante il quarto secolo, è un processo lento e complesso ottenuto con diverse vie: 1) Instaurazione dei giorni festivi cristiani come feriae publicae, iniziata da Costantino e continuata in seguito anche con l’ampliamento del numero dei giorni festivi. 2) Il riconoscimento di certi giorni o periodi dell’anno per il compimento o l’astensione da certi atti pubblici ratione temporis (es. la Quaresima). 3) Abolizione lenta ma progressiva dei sacrifici pubblici pagani. 4) Rimozione o distruzione degli idoli pagani nei templi e quindi decadenze delle feste connesse con essi. 5) Chiusura, distruzione, riconversione dei templi pagani e confisca dei loro beni. 6) Abolizione delle feriae legate alle celebrazioni pagane, le quali diventano dies iuridici, cioè giorni ordinari e lavorativi per i tribunali. 7) Proibizione degli spettacoli nei giorni festivi cristiani. 8) Conservazione e secolarizzazione degli spettacoli per il divertimento del popolo. 9) Creazione di un rituale civico che sostituisce quello religioso pagano precedente.

I.                   Il tempo di Constantitno

La prima legge, che richiede il riposo festivo, è emessa da Costantino,1 e risale al 321 (CI 7,12,2), non conservata nel Codice Teodosiano ma solo in quello di Giustiniano2; se la data di affissione – non viene specificata la città, ma potrebbe essere Roma - è del 3 di marzo, essa era stata emanata qualche tempo prima, quando Costantino si trovava nell’Illirico. L’estratto

conservato nel Codice di Giustiniano è parte della copia indirizzata a Elpidio, di cui non viene indicato l’ufficio, ma che in quel periodo (321-324) era vicarius urbis Romae.

La legge del 386, emessa ad Aquileia da Valentiniano II, è ripetuta in tre luoghi diversi nel Codice Teodosiano (2,8,18; 8,8,3: solo qui c’è la Interpretatio visigotica; 11,17,13). Ciò è segno della sua importanza per le autorità e per i redattori del Codice. Essa riorganizza il calendario giudiziario proibendo ogni azione legale nei giorni di domenica. Il periodo quaresimale e pasquale, per il significato assunto nella spiritualità cristiana, venne recepito dalle autorità civili per due misure molto umanitarie: l’amnistia pasquale3, nel 367, e la sospensione delle torture durante il periodo quaresimale in ragione della specificità liturgica di quei giorni nella spiritualità e nella vita cristiane. Appena dopo la pubblicazione del Cunctos populos, il 3 marzo del 380 Teodosio, ancora a Tessalonica, pubblica la legge CTh 9,35,4, conservata anche nel Codice di Giustiniano (CI 3,12,5), ma sotto il titolo de feriis. Essa, riconoscendo, mediante una lunga espressione, la Quaresima cristiana4, ordina che durante tale periodo si sospenda ogni procedimento penale, quindi anche la ricerca delle prove: Il procedimento penale avveniva normalmente mediante la tortura5. Il motivo della sospensione di ogni procedimento è la qualitas del tempo prepasquale, un tempo speciale di preparazione alla Pasqua.

I Padri della Chiesa riconoscono e apprezzano questa legislazione imperiale6. La disposizione umanitaria è ratione temporis7, cioè pro reverentia religionis, come dice la interpretatio: la quaresima è un tempo specificamente cristiano che si era andato meglio sviluppando nel corso del quarto secolo ma con diversità di durata e organizzazione nelle diverse chiese.

Un altro modo di instaurare il tempo cristiano fu quello di svuotare il culto ufficiale pagano degli elementi pubblici, mediante la riduzione, lenta ma progressiva, della celebrazione delle feste pagane, sia a livello civico sia individuale. I giorni festivi, legati al culto pagano, furono considerati normali e lavorativi per i giudici che amministravano la giustizia; tali giorni non dovevano più essere considerati feriae e sono dichiarati adatti per i processi (CTh 2,8,22). Tuttavia gli spettacoli, connessi con le feste pagane, devono restare per il divertimento del popolo, ma vengono secolarizzati, con la perdita del loro significato religioso, come vedremo. Alcune festività pagane, anche se perdono il loro carattere ufficiale di feriae publicae, tuttavia restano specialmente a livello cittadino, nella celebrazione popolare, e spesso con grande partecipazione delle masse, sia pagane che cristiane8.

L'organizzazione completa della divisione del tempo e del calendario per i tribunali e le vacanze estive è fatta da Teodosio Primo il 7 agosto del 389, durante la sua permanenza a Roma (insieme con Valentiniano II), con una legge, che precisa tutto il sistema festivo giudiziario (CTh 2,8,19, conservata ma ampliata nel CI 3,12,6; cfr anche la legge di Teodosio II 15,5,5 del 425). L'unica festa pagana tradizionale inclusa nella legge è quella delle calende di gennaio; sono conservate inoltre quattro feste che oggi diremmo “civili” (in realtà non esistevano feste meramente civili):

a) Gli anniversari (Natales) delle fondazioni delle due capitali; b) Nell'elenco delle feriae di Teodosio si considerano come giorni festivi i due Natales: imperatoris e imperii dell'imperatore regnante; sono soppressi tutti gli anniversari di altri imperatori defunti.

Lo sviluppo dell’organizzazione del calendario del tempo sociale è connesso con i giorni dell’organizzazione dei giochi pubblici. Il 20 maggio del 3869 (CTh 15,5,2) Teodosio proibisce gli spettacoli nei giorni di domenica (dies solis), richiamandosi ad una legge precedente, non conservata10. L'osservazione finale (nec divinam venerationem confecta sollemnitate confundat) è importante per indicare la nuova mentalità quanto alla concezione del giorno festivo: il giorno della feria pagana aveva una qualità specifica inerente al giorno, era la parte temporale riservata agli dei, e quindi era un giorno nefastus per gli uomini. Invece la solemnitas del dies solis cristiano merita una divina veneratio, perché in quel giorno ci celebrano i misteri cristiani (CTh 2,8,20; 15,5,2).

La proibizione di spettacoli nel giorno di domenica, in quanto un giorno che per lo stesso nome comporta reverenza, viene ripetuta nel 399 da Arcadio in una legge emessa a Costantinopoli (CTh 2,8,23). In Occidente nel 1° aprile del 409 Onorio legifera sulla stessa materia con la legge CTh 2,8,25.

II.               Teodosio

1° febbraio del 425 (15,5,5) Teodosio II emana a Costantinopoli una disposizione che riorganizza tutto il sistema del calendario dei giorni in cui sono proibiti gli spettacoli in relazione al calendario liturgico cristiano secondo il principio che esiste un tempo per le preghiere e un tempo per i divertimenti

(aliud esse supplicationum noverint tempus, aliud voluptatum).11 Il numero dei giorni di feste cristiane in cui sono proibiti gli spettacoli viene ampliato, in quanto si includono le feste dell’Epifania e del Natale – due feste che nel 425 si celebravano sia a Roma che a Costantinopoli - e i giorni del periodo pasquale12.

Teodosio Augusto e Valentiniano Cesare ad Asclepiodoto, prefetto al pretorio. Sono vietati tutti i divertimenti teatrali e circensi alle popolazioni di tutte le città: la domenica, che è il primo giorno di tutta la settimana, e nei giorni di Natale e dell'Epifania di Cristo, e nei giorni di Pasqua e di Quinquagesima

- quando gli abiti, che imitano lo splendore della luce del celeste lavacro, sono testimonianza della nuova illuminazione del santo battesimo - ed anche quando la commemorazione della passione apostolica, maestra di tutta la cristianità, viene celebrata da tutti secondo la norma, in quanto tutte le menti dei fedeli cristiani sono occupate dal culto di Dio. Se taluni ancora adesso sono prigionieri della pazzia dell'empietà giudaica oppure dell'errore e della demenza dello stolto paganesimo, sappiano che altro è il tempo delle preghiere ed altro quello dei divertimenti. Pertanto nessuno si consideri costretto ad onorare il nostro numen quasi da una necessità superiore del nostro ufficio imperiale e, se con disprezzo della religione divina si dedica agli spettacoli, forse dovrà subire l'offesa arrecata alla Nostra Serenità, se avrà mostrato verso di Noi meno devozione di quella che era solito; pertanto nessuno dubiti che la Nostra Mansuetudine in modo particolare viene onorata da parte del genere umano, quando viene reso l'ossequio alle virtù e ai meriti di Dio onnipotente. Data nella Calende di febbraio a Costantinopoli, essendo consoli Teodosio per l'undicesimo volta e Valentiniano, Cesare, per la prima (1 febbraio 425).

La legge è riportata anche nel Codice di Giustiniano (CI 3,12,6, nella rubrica De feriis). Il testo riportato in questo Codice è una rielaborazione con brani di leggi emesse in tempi differenti.

Emessa in Oriente nel 42513, la disposizione del CTh 15,5,5 riguarda la proibizione degli spettacoli nei giorni festivi cristiani, che sono: 1) La domenica, come primo giorno della settimana, un'espressione tipicamente cristiana (e non parte del week-end o fine settimana); 2) Natale e l’Epifania (usa il plurale epiphaniorum Christi); 3) i giorni di Pasqua (una settimana prima e una dopo Pasqua); 4) Quinquagesima, cioè il periodo postpasquale fino a Pentecoste. Tuttavia il termine non è chiaro, perché i neofiti non portavano l'abito bianco per tutto quel periodo postpasquale, ma solo nella prima settimana. Ma che significa l’espressione commemoratio apostolicae passionis? Due interpretazioni: il periodo postpasquale, quando si leggono gli Atti degli Apostoli oppure le feste degli apostoli? Giustiniano (CI 3,12,6), unendo questa legga a quella del 389 (CTh 2,8,19), se non ha corretto il testo, l'ha reso comprensibile, nel secondo senso, di feste apostoliche di Pietro e Paolo il 29 di giugno.14 Prima in Occidente e poi anche in Oriente la festa è celebrata al 29 di giugno (Consularia Constantinpolitana).15 Prima che si diffondesse tale data, in diverse regioni orientali la festa si celebrava nel 28 dicembre e in altre il 27.16 Gregorio di Nissa17 afferma che dopo il Natale si celebravano diverse feste, tra le quali quella dei santi Pietro e Paolo, i due apostoli sempre insieme, il 28 dicembre. Il Calendarium Syriacum del 411, di origine ariana, redatto a Nicomedia nel 360-362 circa e utilizzato dall’autore del Martirologio gerominiano, riporta la stessa data del 28 dicembre:

“Nella città di Roma Paolo apostolo e Simone Cefa”.18 A Gerusalemme ancora nel settimo secolo si celebrava il 28 dicembre (Sofronio: PG 87,3361). Secondo la stessa prassi, gli armeni celebrano insieme Pietro e Paolo il 27 dicembre, mentre i nestoriani il venerdì dopo l’Epifania. Il Calendario di Ossirinco (535-436) riporta il giorno 27 dicembre. Nella Nuova Roma forse si adotta la data romana al tempo dell’imperatore Anastasio (491-518) (Teodoro il Lettore, HE 2,16), al tempo della visita di Fausto, senatore romano Fausto nella Nuova Roma.

Come abbiamo accennato nella società antica la religione era un fatto civico, che comportava: 1) atti cultuali pubblici in luogo pubblico con partecipazione delle autorità pubbliche e di tutta la popolazione (astenersi poteva significare essere considerato un nemico pubblico (hostis publicus), poiché non si partecipava a realizzare la la pace degli dei [pax deorum]) e con ministri incaricati ufficialmente; 2) sacrifici, processioni, canti; 3) spettacoli con carattere religioso pubblico; banchetti pubblici e varie forme di intrattenimento. La religione civica era segno dell’unità dei cittadini e della loro lealtà verso la civitas.

Quando scomparvero le manifestazioni religiose pubbliche eseguite da parte delle autorità cittadine a livello locale come atti ufficiali e civici? Non esiste una data precisa, poiché la legislazione, nel suo ripetersi, aveva delle incertezze ed era diversificata a seconda delle regioni, più o meno cristianizzate. L’applicazione stessa non fu costante: talvolta severa, talvolta tollerante, secondo i tempi e dei governatori. Ancora nel 407 in alcune città si davano contributi ai templi pagani, da una legge dell'imperatore Onorio, che li abolì per destinarli all'esercito; inoltre la stessa legge ordinava la rimozione degli idoli dai templi, la distruzione degli altari e destinazione degli edifici ad altro uso; quindi proibiva i banchetti pubblici a carattere religioso e ogni cerimonia pagana. I governatori, il personale del loro ufficio e i senati municipali erano puniti con una penalità di venti libbre d'oro se mostravano negligenza nel fare osservare questa legge.

D’altra parte, le celebrazioni cristiane, anche se talvolta si svolgevano fuori delle mura delle chiese, non avevano carattere civico, perché le autorità cittadine vi partecipavano come cristiani (fideles) e non come autorità. Inoltre, la cristianizzazione del tempo è strettamente legata alla cristianizzazione dello spazio.

Si cristianizzano molti aspetti della vita della città: le feste cristiane sono riconosciute dal governo, ma non diventano ancora forme religiose cittadine ufficiali; il riposo prescritto in queste festività è solo un fatto sociale, ma non un’osservanza religiosa obbligatoria per tutti. Nell'antichità pagana non esistevano feste solo religiose e feste solo civili o solo sociali; tutte, come pure le ricorrenze imperiali, avevano anche carattere religioso. Ogni festa era allo stesso tempo religiosa e civica. La distinzione, per la prima volta, tra riti religiosi e riti sociali e politici s’introduce nel corso del quarto secolo.

III. Dopo il 425

a.) Il calendario imposto nel 425 per le feste cristiane era valido per l’Oriente - non per tutto l’Oriente - e per l’Occidente. Ci sono i calendari locali, ma per l’organizzazione del tempo pubblico tutti seguono il calendario giuliano, cioè quello di Giulio Cesare e corretto da Augusto. A volte nei testi si danno due calendari: quello giuliano e quello locale, com’è il caso della vita di Porfirio di Gaza e come avveniva in Egitto.19

In questo calendario del Codice Teodosiano mancano alcune festività cristiane, che erano divenute già molte importanti. Per esempio la festa dell'Ascensione, come distinta dalla Pentecoste. Essa si diffonde alla fine del IV secolo; pur essendo una solennità religiosa celebrata di giovedì, quaranta giorni dopo la Pasqua e dieci giorni prima della Pentecoste, non è inclusa nella legge del 425(15,5,5). Perché? Verso gli anni 380 la festa dell'Ascensione è già abbastanza diffusa in diverse regioni, possiamo supporre che la sua istituzione sia alquanto anteriore a quegli anni. Infatti, per la zona di Antiochia, le Costituzioni Apostoliche la considerano una grande festa (5,20,2). Altrettanto

Giovanni Crisostomo, che ne offre diverse testimonianze20. Il più antico sermone conservato – pronunciato nel 388- sulla festa dell’Ascensione è di Gregorio di Nissa (PG 46,689D-693C; CPG 323-327). 21 Basilio di Cesarea invece non parla mai di una festa nel quarantesimo giorno dopo Pasqua. Per Gerusalemme è celebrata negli anni 420-43022. In Occidente, per Aquileia è testimone Cromazio, di cui si conserva un sermone, l'ottavo (cfr. Lemarié, SC 154, p. 96), e parla come di solemnitas. Filastrio di Brescia (morto prima del 397), elenca come solennità quattro grandi feste (festivates maiores): Natale, Epifania, Pasqua e Ascensione e non include invece la Pentecoste (Haer. 140,2; cfr. 141). In occasione della festa dell'Ascensione in Africa Agostino pronuncia diversi sermoni, sia a Ippona sia a Cartagine, parlando di solemnitas (261,1; 265,1; 265A,1; 265F,1). Non sappiamo quando si comincia a celebrare a Roma; secondo Coebergh già si celebra nel 419, data che sembra troppo tardi rispetto a molte altre regioni.23 Si conservano otto discorsi di Leone sulla festa dell’Epifania, i quali spiegano il significato della celebrazione.24

C’era perfetta coincidenza temporale nella celebrazione della domenica. A Roma il papa celebrava solitamente nella basilica lateranense, mentre i presbiteri nelle altre chiese.25 Sembra che Leone predicava solo nelle grandi festività e non nelle domeniche.26 Attraverso la sua predicazione possiamo ricostruire l’anno liturgico romano. Egli aveva cura della liturgia. Il Sacramentarium Veronense (una volta era detto Leonianum), composto nel VI secolo, riprende testi anche da lui. Esso raccoglie trecento formulari di Messe (libelli Missarum) secondo il calendario civile, a partire da aprile (la prima parte manca).27

All’inizio del quinto secolo non esisteva a Roma il periodo dell’Avvento, ma a Natale il papa celebrava tre Messe.28La festa dell’Epifania ricordava solo l’adorazione dei Magi, e non si amministrava il battesimo, come avveniva in alcune regioni. Pur osservando lo stesso calendario, ci sono divergenze nelle varie chiese sulla durata della Quaresima, come testimoniano Socrate (HE V,22) e Sozomeno (HE VII,19,7-9). Quest’ultimo precisa che a Costantinopoli essa durava sette settimane. Al tempo di Leone Magno a Roma si digiunava per quaranta giorni, iniziando il lunedì dopo la prima domenica di quaresima fino al giovedì santo (ebdomada maior).29

b) Secondo la tradizione, dopo il concilio di Nicea del 325, era la chiesa alessandrina che determinava la data della Pasqua e la comunicava alle chiese dipendenti da essa e alle grandi chiese dell’orbe cristiano (Roma e Antiochia) e successivamente anche a Costantinopoli. Ma il computo alessandrino, durante il quarto secolo e anche nel quinto, non sempre era accettato dappertutto, giacché altrove si usavano altri calcoli o usanze locali. All’imperatore Marciano Leone ricorda questa prassi e aggiunge: “Toccava a quel presule comunicare ogni anno il giorno esatto della predetta solennità alla sede apostolica, che poi ne avrebbe diramato per lettera l’annuncio ufficiale a tutti, facendolo pervenire alle Chiese più lontane” (Ep. 121,1: PL 54,1055).30 Anche

Cirillo di Alessandria ricorda l’impegno della chiesa alessandrina nella Tabula paschalis da lui elaborata. Già i vescovi del concilio di Arles nel 314 avevano chiesto a papa Silvestro di comunicare la data alle chiese occidentali.31

Nel decreto pubblicato da Pitra si legge: “ci è parso bene, mettendo da parte ogni questione e discussione, che i fratelli dell'Oriente celebrino anche la festa di Pasqua come i romani, gli alessandrini, e gli altri, perché tutti, con una sola voce, e in uno stesso giorno, facciano salire in alto le loro preghiere in questo giorno santo di Pasqua”.32 Gli orientali, che osservano una data diversa, hanno firmato perché essi erano di altra opinione (Pitra o.c. p. 436). Nella traduzione araba di questo decreto, dopo le parole "giorno di Pasqua" si trova la seguente espressione: "Nel giorno quando il Signore risuscitò, dopo la quattordicesima luna del primo mese". Cioè che la Pasqua doveva essere celebrata la domenica dopo la luna piena dopo l'equinozio di primavera. Cioè l'equinozio era il limite inferiore, senza indicare il giorno preciso.

Dopo il concilio, per il diverso sistema di computo, potevano sorgere divergenze. Una prima volta il disaccordo era sorto nel 349 tra Roma e Alessandria, per non oltrepassare il tempo stabilito dagli antichi, secondo i romani. Allora questi invocarono la Petri apostoli traditionem.33 In quest’ occasione gli alessandrini (Atanasio) furono concilianti e accettarono la data del 26 marzo, rinunciando a quella del 23 aprile.

La situazione al tempo di Leone (440-461) è la seguente: tutti seguivano il calendario giuliano. Per le feste c’era perfetta coincidenza di datazione. Tutte le chiese le celebravano nello stesso giorno, anche se con modalità diverse. Invece in qualche anno c’erano divergenze per le feste mobili (Pasqua, Ascensione e Pentecoste), non per quelle fisse come il Natale, l’Epifania e l’anniversario di Pietro e Paolo (29 giugno in molte chiese). Le tre feste mobili – e i giorni di digiuno - erano strettamente collegate tra di loro e dipendevano dal calcolo della Pasqua. Il sistema di calcolo era differente a Roma e a Alessandria. Famosa la data del 387, quando secondo la chiesa alessandrina la Pasqua si doveva celebrare il 25 aprile, data non accettata dalla chiesa romana. Si conservano due testimonianze importanti. Una proviene da Milano, dove Ambrogio, in disaccordo con Roma, preferisce il calcolo alessandrino a quello romano.34 Un’altra testimonianza è un’omelia, attribuita a Giovanni Crisostomo,35e pronunciata in Asia Minore nel 387. Non solo il clero ma anche i fedeli avevano difficoltà ad accettare la distinzione tra feste fisse e feste mobili e anche la divergenza nella datazione della Pasqua. L’autore risponde a queste difficoltà. L’omelia è stata pronunciata non nel periodo pasquale, ma quando è stata annunciata la data della sua celebrazione, che normalmente avveniva nel giorno dell’Epifania.

b) Due erano le ragioni delle divergenze sulla datazione pasquale tra la chiesa romana (e occidentale) e quelle che seguivano il calcolo alessandrino. Una è la supputatio romana vetus,36 che seguiva un ciclo di 84 anni solari (1039 lunazioni), mentre quello alessandrino si basava su un ciclo di 19 anni lunari;37 la seconda ragione era la difficoltà a Roma di accettare una data pasquale dopo il 21 aprile, per la grande celebrazione dell’anniversario della fondazione di Roma. Questa festa e quella della fondazione di Costantinopoli erano le uniche cosiddette feste civili (oltre le festività dell’imperatore regnante).

Di Leone Magno si conservano 98 sermoni pronunciati durante le principali festività romane (Natale, Epifania, Passione, Pasqua [Risurrezione], Ascensione, Pentecoste, Trasfigurazione), dei santi Pietro e Paolo38, san Lorenzo, dell’anniversario della sua ordinazione e in occasione dei tempi del digiuno39 che si osservava a Roma e delle collette40. Il vescovo predicava nelle tre basiliche imperiali (San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme) e nelle tre basiliche papali (una costruita in Trastevere da papa Giulio [337-352] presso il titolo di Callisto, l’altra nel Campo Marzio, presso il titolo di Marcello, la terza da papa Liberio (352-366) presso il titolo di Prassede, e poi ricostruita da Sisto III (432-440) e prende il nome di Santa Maria Maggiore. Queste sei basiliche non hanno un clero proprio come i titoli né una comunità propria. La liturgia romana si svolgeva nelle chiese intra muros (le mura di Aureliano)41 oppure extra muros, cioè presso le tombe reali o presunte dei martire e chiese suburbane (parrochiae). Fuori le mura c’era anche qualche basilica con proprio clero autonomo (ius et licentia)42.

Al tempo di Leone Magno ci furono due volte dissensi con la chiesa alessandrina sulla datazione della Pasqua. Nel 444 secondo il ciclo romano la Pasqua doveva cadere il 26 marzo, secondo quello alessandrino il 23 aprile.43 Leone scrive a Cirillo e a

Pascasino di Lilibeo, in Sicilia.44 Entrambi difendono la datazione del 23 aprile, seguendo la tavola di Teofilo di Alessandria. E la Pasqua fu celebrata in questo giorno (mentre il 21 aprile era il giorno di passione, festa del Natale di Roma) sia in Occidente che in Oriente.45

Nel 455 la questione è più difficile ed è conosciuta meglio per il coinvolgimento anche dell’imperatore Marciano (450–457) da parte di papa Leone, che gli scrisse un’importante lettera. Secondo il calcolo romano la data della Pasqua doveva essere il 17 aprile; invece secondo il ciclo alessandrino il 24 aprile. Leone s’impegna da una parte ad avere maggiori informazioni e dall’altra a coinvolgere il maggior numero di persone già dal 453, ben due anni prima della celebrazione.46 Scrive di nuovo a Pascasino di Lilibeo in Sicilia (Ep. 88,4: PL 54,929; non si conserva la risposta), a Giuliano vescovo dell’isola di Cos (Ep. 122: PL 54,1058-1060; 127,2 e 131,2: 54,1072 1082\) e allo stesso all'imperatore Marciano (Ep. 121 PL 54,1055-1058). In questa ultima egli esprime le sue convinzioni più importanti (Ep. 121). Scrive che era stata proposta una data, il 24 aprile, che è contro la tradizione poiché oltrepassa i limiti fissati da molto tempo. La tavola pasquale alessandrina era stata elaborata dal vescovo Teofilo (385-412), una tavola di cento anni, presentata all’imperatore Teodosio I tra il 385 e il 395.47 Secondo tale sistema per il 453 cadeva il 12 aprile, per il 454 il 4 aprile, mentre per il 455 il 24 aprile. Questo “giorno supera di molto il termine previsto dall’antica disposizione, mentre altri alla stessa festività hanno assegnato il 17 aprile” (Ep. 121,2: PL 54,1056-57). Alla fine della lettera all'imperatore Leone chiede che persone esperte studino meglio il caso, per stabilire un giorno che da una parte non devii dalla tradizione e dalla disposizione die Padri e d'altra parte che non superi i limiti delle date fissate (Ep. 121,3: PL 54,455).

Secondo la spiegazione di Leone, il periodo valido va dal 22 marzo al 21 aprile, quindi non prima del 22 marzo e non dopo il 21 aprile.48 Leone ammette un’eccezione: è possibile che la Pasqua cada il 22 o il 23 aprile, come era avvenuto nel 444. In questo caso eccezionale (22 oppure 23 aprile) è possibile perché il giorno della passione resta dentro il limite del tempo stabilito; fuori di tale eccezione, si ha una violazione della tradizione voluta dai Padri. Pertanto la data del 24 aprile è inaccettabile, perché contraria alla prassi tradizionale (Ep. 121,2). Per rifiutare la data del 24 Leone Magno rimonta alla passione di Gesù.

Leone vuole che la Pasqua debba essere celebrata insieme da tutti i cristiani nello stesso giorno ed è una grave mancanza non farlo: “Non sarebbe una piccola mancanza se la Chiesa universale non rispettasse le esigenze della verità e dell’unità nella liturgia del principale mistero”49(121,3: PL 54,1058; cfr. Ep. 127). La preoccupazione di celebrare in una data comune risaliva già al tempo del concilio di Arles (314) e di quello di Nicea. Lo stesso imperatore Costantino voleva una datazione comune e distinta dalla prassi giudaica. Anche gli imperatori successivi erano molto interessati a un unico calendario liturgico, perché esso aveva una stretta connessione con la vita politica, sociale, giudiziaria e partiva dal primo consolato di Teodosio (380). Cfr. A.A. Mosshammer, The Easter Computus and the Origins of the Christian Era, Oxford 2008, pp. 190-197. amministrativa L’applicazione di numerose leggi dipendevano dalle feste cristiane, per esempio quelle sulla tortura, sulle amnistie pasquali, sull’amministrazione della giustizia, sui processi, sugli spettacoli.50

IV. Ultime parole

L'imperatore Marciano chiede il parere a Proterio (451-457), il nuovo vescovo di Alessandria. Non si conserva la sua risposta all’imperatore, invece ci è pervenuta la lettera inviata a papa Leone nel 444,51 sostenendo che i calcoli alessandrini non presentano nessuno errore (Ep. 133: PL 54,1084-1094) e pertanto la Pasqua deve essere celebrata il 24 aprile per l’anno 45552. La lettera di Proterio è un’ampia spiegazione del perché la data giusta sia il 24, mentre è sbagliata quella del 17 aprile.53 Papa Leone non era del tutto convinto (Ep. 137,1: PL 54,1100), tuttavia accetta il calcolo alessandrino e scrive ai vescovi della Gallia, Spagna e di altre province occidentali di celebrare la Pasqua il 24 aprile (Ep. 138: PL 54,1101-1102) in segno di pace e di unità.54 Anche all’imperatore egli manifesta le sue perplessità, ma accetta la proposta alessandrina per il bene supremo dell’unità.55 L’atteggiamento di Leone, in questa discussione, è attento e convinto ma conciliante. Si mostra un uomo in dialogo alla ricerca del consenso e dell’unità. Non s’impone in base all’autorità della Sede apostolica. Non fa ricorso a essa, perché non gli sembra opportuna. Invece si appella alla tradizione e ai Padri anteriori, che godono autorità nella vita della Chiesa. Pur vedendo che la data proposta era contro questa tradizione, come uomo di dialogo e di pace, colloca l’unità della Chiesa al disopra delle sue convinzioni e delle tradizioni romane.

La soluzione per l’anno 455 non è la fine della storia del computo pasquale. Essa continua, e ancora oggi c’è discussione. Nel 457 papa Leone chiede all’esperto Vittorio di Aquitania56 di elaborare nuove tavole pasquali; ancora nel 525 papa Giovanni I (523-526) si rivolge a Dionigi il Piccolo, che segue il ciclo alessandrino di 19 anni lunari ed elabora una tavola per gli anni 532-626 anno domini.57

V. Bibliografia

1 A. Di Berardino, La cristianizzazione del tempo nei secoli IV-V: la domenica, in: Augustinianum 42(2002), pp. 97-125.

2 CI 3,12,2 e CTh 2,8,1: sono indirizzate ambedue ad Elpidio e portano come giorno il 3 (di marzo e luglio rispettivamente) del 321; O. Seeck, Regesten der Kaiser und Päpste für die Jahre 311 bis 476 n. Chr., Stuttgart 1919, p. 171.

3 Cfr. A. Di Berardino, Tempo cristiano e la prima amnistia pasquale di Valentiniano I, in: Miscellanea S. Pricoco, Soneria Mannelli 2003, pp. 130-150.

4 Gli imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio Augusti ad Abuciano, vicario della Macedonia. Nei quaranta giorni che con l’inizio delle cerimonie anticipano il tempo pasquale ogni procedimento penale dei criminali deve essere sospeso. Dato il 27 marzo a Tessalonica, essendo consoli Graziano Augusto per la quinta volta e Teodosio Augusto per la prima volta. Interpretazione: Durante i giorni della Quaresima, per reverenza alla religione deve tacere ogni azione criminale.

5 P. Garnsey, Social Status and Legal Privilege in the Roman Empire, Oxford 1970, pp. 213ss; M. Bianchini, Cadenze liturgiche e calendario civile fra IV e V secolo. Alcune considerazioni: Atti Accademia Rom Costantiniana 6,1986,241-263, spec. p. 245 con bibliografia.

6 Giovanni Crisostomo, In Gen. 11,1 Hom. 30,1: PG 53,273s; Leone Magno, Sermones 40,5; 45,4. Cfr. E. Vacandard, Carême: DACL 1,2152.

7 Nella legge CTh 2,8,24 si proibiscono i giochi nella domenica religionis intuitu.

8 A Roma e Costantinopoli la festa dei Lupercalia: A. W. J. Hollmann, Pope Gelasius I and The Lupercalia, Amsterdam, 1974; M. Munzi, Sulla topografia dei Lupercalia: il contributo di Costantinopoli: Studi classici e orientali 44(1994)347-364. Nella cristiana Costantinopoli ancora alla fine del settimo secolo abbiamo diverse feste pagane che il concilio in Trullo critica e proibisce: oltre le calende, anche i Brumalia e la festa del primo marzo (can. 62).

9 Alcuni studiosi non accettano la data del 386 e la collocano negli anni 392-395.

10Illud etiam praemonemus, ne quis in legem nostram, quam dudum tulimus, committat, nullum solis die populo spectaculum praebeat, nec divinam venerationem confecta sollemnitate confundat.

11 A. Di Berardino, Un temps pour la prière et un temps pour le diver-tissement (CTH XV,5), in Empire chrétien et Église aux IVe et Ve siècles. In-tégration ou “concordat”?. Le témoignage du Code Théodosien, Texts ras-semblées et édités par Jean-Noël Guinot et François Richard, Paris 2008, pp. 319-340

12 In Egitto e a Gerusalemme si celebrava solo la festa dell’Epifania, come giorno natale di Cristo.

13 La rielaborazione giustinianea viene sempre attribuita a Valentiniano II e datata al 389.

14 Così è intesa dai Basilici (Zaccaria von Ligenthal, Jus graeco-romanum, Leipzig 1857, t. III,469-470).

15 Cfr. N. Nilles, Kalendarium manuale utriusque ecclesiae orientalis et occidentalis, Oeniponte 1896, vol. I, pp. 192-196.

16 H. Lietzmann, Petrus und Paulus, Bonn 1915, pp. 103-105.

17 Gregorio Niss., Hom. in laudem s. Stephani PG 46,725; In luadem fratris Basilii: PG 46,780. Les origines 281

18 G.B. De Rossi – L. Duchesne, Martyrologium Hieronymianum, ASS II,1, Bruxelles 1894, p. LII. Cfr. I. Fernhout, De martyrologi hieronymiani fonte, quod dicitur Martyrologium syriacum, Groningae 1922.

19 Marco Diacono, Vita di Porfirio di Gaza; cfr. Proterio nella lettera a Leone Magno (tra le lettere di leone, Ep. 133: PL 54,1084-1094).

20 Giovanni Crisostomo, Hom. De Ascensione 2: PG 50,444; cfr. 50,441.

21 J. Daniélou, Grégoire de Nysse et l'origine de la fête de l'Ascension, in: Kyriakon, Fest. J. Quasten, Münster 1970, pp. 663-666.

22 A. Renoux, Le Code Arménien Jérusalem 121, PO 36, pp. 336-339.

23 C. Coebergh, L'Épiphanie à Rome avant S. Léon. Un indice pour l'an-née 419: RevBén. 75(1965)304-307

24 M.A. Vannier, L'Épiphanie dans le monde latin d'après S. Augustin et de S. Léon le Grand: Connaissance des Pères de l'Église (2000), no 80, pp. 32-36.

25 V. Monachino, La cura a pastorale a Milano, Cartagine e Roma nel

sec. IV, Roma 1947, pp. 349-350.

26 C. Folsom, in I sermoni di Leone Magno, Tra storia e Teologia, Firenze 1997, p. 73.

27 A. Chavasse, Le Sacramentaire dir Léonien conservé par le Véronien LXXXV: Sacris Erudiri 27(1984)151-190.

28 M. Pratesi, in Leone Magno, I sermoni del ciclo natalizio, Firenze 1998, p.11.

29 Ieiunium verum in quadragesima serm 19,2; 39,2: sacratissimos quadragesimae dies; 41,2: quadraginta dierum continentia; 42,1: quadraginta dierum exercitatio, ecc. L’uso di cominciare dal mercoledì delle ceneri risale al VI secolo. Cfr. M. Pratesi, in Leone Magno, I sermoni quaresimali e sulle collette, Firenze 1999, p.26.

30 Il decreto di Nicea è stato pubblicato da G. B. Pitra, Spicilegium Solesmense, Parisiis 1858, p. 541 Iuris ecc. Graecorum historia et monumenta, I, Romae 1864,435-436. La lettera di Costantino in Eusebio,

Vita Const. 3,18. Socrate, HE 1,9,12 (SC 477, p. 118). Cfr. A. Di Berardino, L'imperatore Costantino e la celebrazione della Pasqua, in: Costantino il Grande, Dall'antichità all'umanesimo, Macerata 1992, pp. 363-384.

31 Di Leone si conserva qualche lettera con cui comunicava la data della Pasqua: es. Ep. 96 del 351, per l’anno 452; Ep. 138 del luglio del 454, per

l’anno 455.

32 Cfr. Pitra, o.c.; R. Cantalamessa, La Pasqua nella Chiesa antica, Torino 1978, p. 89.

33 Informazione frammentaria nella cronaca siriaca di Atanasio: Angelo Mai, Novae patrum bibliothecae, Romae 1853, t. VI, p. 9 con traduzione latina in PG 26,1355; cfr. DACL 13,1545.

34 M. Zelzer, Zum Osterfestbrief des hl. Amborsius und zur römischen Osterfestberechnung des 4.Jh: Wiener Studien 91(1978)187-204 Riassunto in CSEL 82,CXVII-CXXV. A Milano Agostino fu battezzato nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 387 a Milano. A Roma o in Africa sarebbe stato battezzato a Roma o in Africa in un’altra notte.

35 P. Nautin, Une homélie anatolienne sur la date de Pâques en l'an 387, SC 48, Paris 1957, rist. 2004 ; László Vanyó, L'Omelia Anatolica sulla Pasqua nell'anno 387: Augustinianum 15 (1975) pp. 225-228 (non è

un’omelia, ma un trattatello alessandrino).

36 Questo sistema partiva dal 298 e portava a determinare le domeniche.

37 PL 54,601 nota a: qui viene spiegato il ciclo con il mese intercalare (embolismo). Cfr. J. Janssens, Il vescovo Pascasino e la data della Pasqua, in Pascasino di Lilibeo e il suo tempo : a 1550 anni dal Concilio di Calcedonia ,

a cura di M. Crociata e Ma. G. Griffo, Caltanissetta 2002, pp. 139-163, qui

pp. 156ss.

38 Si conservano due sermoni: 92-93, Pietro e Paolo sono chiamati i veri fondatori di Roma.

39 Gli ecclesiastica ieiunia, che poi saranno chiamati i quatuor tempora, erano osservati nelle quattro stagioni dell’anno fino al Concilio Vaticano II.

40 Annuale raccolta di offerte da parte dei fedeli per l’assistenza verso i poveri. Tale raccolta avveniva il dieci novembre.

41 Urbs est Roma quae muris cingeretur (Digesto 16,87).

42 Cfr. Damaso, Ep. ad Gallos 10.

43 La divergenza nasce dal calcolo dell’età della luna (per i greci detta epatta). Cfr. PL 54,603, n. b.

44 Si conserva un frammento in latino della riposta di Cirillo: PL 54,601-606 (importanti le note apposte nel Migne; la seconda parte è posteriore; cfr. CPL 2304). Non si conserva la lettera di Leone, ma la risposta di Pascasino (Ep. 3 tra le lettere di Leone: PL 54,607-610).

45 Così afferma Prospero di Aquitania, Epitoma Chronichon: MGH AA. IX, n. 1352, p. 479; anche PL 51,600; PL 54,609, nota l. Prospero annota: Hoc anno Pascha Domini IX kalendas Maii celebratum est, nec erratum est. Quia in die undecima kalendarum Maiarum dies Passionis fuit. Ob cuius reverentiam natalis urbis Romae sine circensibus transiit. Quindi in questo anno non ci sono stati gli spettacoli del circo.

46 Si conservano otto lettere di Leone che fanno riferimento alla Pasqua del 455: 121; 122; 127; 131; 133; 134; 138; 142 (la 137 non viene considerata autentica di Silva-Tarouca).

47 Tale computo si basava su un ciclo di 19 anni lunari e portava a stabilire il giorno della XIV luna (= plenilunio) del primo mese lunare. E

48 Cfr. Leclercq Pâque DACL 13,1550 O. Pedersen, The Ecclesiastical Calendar and the life of the Church, in G. V. Coyne, M.A. Hoskin, O. Peder­sen, (Eds.), Gregorian Reform of the Calendar, Vatican City 1983, pp. 45-46. 49 Non leviter delinquitur si in principio sacramenti veritas et unitas ab

universali Ecclesia non tenetur.

50 A. Di Berardino, Liturgical Celebrations and Imperial Legislation in the Fourth Century, In: Prayer and Spirituality in the Early Church, Sydney 2003, pp. 211-232; Idem, Tempo cristiano e la prima amnistia pasquale di Valentiniano I, in: Munera amicitiae Miscellanea Pricoco, Soveria Mannelli 2003, pp. 130-150; Idem, Tempo sociale pagano e cristiano nel quarto secolo, in: Diritto romano e identità cristiana: definizioni storico-religiose e confronti interdisciplinari, a cura di A. Saggioro, Roma 2005, pp. 95-121; Idem, Cristianizzazione del tempo civico nel IV secolo, in: Saggi di storia della cristianizzazione antica e altomedievale, a cura di B. Luiselli, Roma 2006, pp. 179-211.

51 Si conserva la traduzione latina fatta da Dionigi il Piccolo e premessa alla sua tavola pasquale.

52 Id est XXIX dies mensis Pharmuthi iuxta Aegyptios, qui est VIII kal. Maias. Et nos enim, et tota Aegyptia regio, atque Oriens universus, sic ip­sum diem celebraturi sumus, Deo praestante, Ep. 133,1.

53 Sono utili le note nell’edizione del Migne.

54 Ep. 138: Quia ergo studio unitatis et pacis malui Orientalium defini-tioni acquiescere, quam in tantae festivitatis observantia dissidere, noverit fraternitas vestra die octavo kalendas Maias ab omnibus resurrectionem Dominicam celebrandam, et hoc ipsum per vos aliis esse fratribus intiman-dum: ut divinae pacis consortio, sicut una fide jungimur, ita una solemni-tate feriemur.

55 Ep. 137,1: PL 54,1101: non quia hoc ratio manifesta docuerit, sed quia unitatis, quam maxime custodimus, cura persuaserit.

56 Vittorio usa il ciclo di 19 anni lunari; MGH, IX, Chronica Minora I,677-735; PLS 3,381-387. Cfr. A.A. Mosshammer, The Easter Computus, pp 239-244.

57 Cfr. A.A. Mosshammer, The Easter Computus and the Origins of the Christian Era, Oxford 2008, pp. 59-71.

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